Casa Circondariale di Sassari, riflessioni sulla sicurezza e stato delle relazioni sindacali
OGGETTO: Casa Circondariale di Sassari, riflessioni sulla sicurezza e stato delle relazioni sindacali.
Egregio Direttore,
Questa Segreteria Regionale, a seguito delle notizie apprese circa l'evento critico verificatosi presso l'Istituto di Sassari, dove un detenuto è riuscito ad arrampicarsi dal muro dei passeggi fino al tetto di un locale interno, intende trasmettere alcune doverose considerazioni nell'ottica di un confronto che auspichiamo possa diventare costruttivo e leale.
In primo luogo, corre l'obbligo di esprimere un sentito plauso alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria di Sassari. L'immediatezza dell'intervento e l'abilità dimostrata nel rintracciare e immobilizzare il detenuto hanno evitato derive ben più gravi. Si apprezza, inoltre, che lei Direttore e l'unico Commissario presente in quel momento in istituto vi siate spesi in prima persona nella gestione operativa dell'inseguimento, gesto che non è passato inosservato agli occhi del personale. Questo dimostra che, nonostante le difficoltà, il personale "butta il cuore oltre l'ostacolo" e garantisce la tenuta del sistema.
L’episodio in parola non può però essere derubricato a mera cronaca. È un campanello d’allarme che richiama l’attenzione su quei vulnus strutturali che la scrivente O.S. denuncia da tempo. A titolo di esempio, la segnalazione relativa alla rete del campo sportivo; istanze che, purtroppo, hanno spesso ricevuto risposte piccate da chi non vive quotidianamente le dinamiche delle sezioni detentive. La sicurezza non è un concetto astratto, ma il risultato di una manutenzione attenta e di un ascolto attivo di chi presidia la “prima linea” delle sezioni detentive.
Ciò che desta ulteriore preoccupazione è l'attuale clima delle relazioni sindacali presso l'Istituto. È un dato di fatto che Sassari rimanga un istituto privo di un Direttore titolare sin dalla sua apertura, un mistero burocratico mai risolto. In questo contesto, assistiamo ad una gestione che pare curare poco il confronto con i rappresentanti dei lavoratori. Ci è stato riferito infatti che siano in fase di attuazione cambiamenti nell'organizzazione delle unità operative senza il previo e necessario passaggio consultivo con le OO.SS., come previsto dal quadro normativo. Ogni segnalazione relativa a disfunzioni organizzative o interpelli inoltre viene troppo spesso "restituita al mittente", con un approccio che percepiamo come supponente, minando le basi di un confronto proficuo.
La UIL non intende alimentare contrapposizioni sterili, ma richiama i vertici dell'Istituto alla necessità di un’apertura reale. Gestire detenuti di circuiti complessi (41-bis, AS2, Media Sicurezza) richiede una squadra coesa. Non è accettabile una filosofia gestionale improntata sul "noi siamo, voi non capite".
La UIL dichiara la propria disponibilità a collaborare attivamente per la riorganizzazione delle unità operative, a patto che il confronto sia privo di pregiudizi e preconcetti. È urgente ristabilire un'organizzazione del lavoro che tuteli il personale, numericamente esiguo, chiamato a gestire eventi critici in ogni turno.
Questo dato è stato rimarcato dalla UIL anche nella recente riunione al PRAP per l’assegnazione del personale collegato al 186 corso, dove abbiamo respinto ogni tentativo di ridurre le già risicate assegnazioni per Sassari.
In conclusione, restiamo in attesa di un segnale tangibile di apertura che traduca il riconoscimento (doveroso) verso il personale intervenuto nell'episodio odierno in un nuovo modello di gestione partecipata e rispettosa dei ruoli.
In attesa di riscontro, cordiali saluti.

















