Oggetto: regione Sardegna, Il collasso del sistema penitenziario: cronaca di un fallimento e promesse disattese.
Signor Presidente,
sono trascorsi diversi mesi ormai dalla Sua visita istituzionale negli istituti della Sardegna, un’occasione che aveva acceso una flebile speranza tra il personale di Polizia Penitenziaria. Oggi, tuttavia, siamo costretti a constatare con amarezza che quella speranza è stata tradita dai fatti: la situazione non è solo rimasta critica, ma è drasticamente peggiorata, scivolando verso una deriva che appare ormai fuori controllo.
La percezione che regna tra i ranghi è quella di una gestione dipartimentale che ignora deliberatamente le peculiarità geografiche e strutturali dell'Isola. In Sardegna, "tradurre un detenuto" non è un’operazione di routine, ma un’odissea logistica su strade dissestate che richiede ore di impegno estenuante. A questo si aggiunge un sistema sanitario regionale al collasso e la cronica assenza di repartini detentivi ospedalieri, una lacuna che trasforma ogni ricovero in un’emergenza di sicurezza, esponendo il personale a rischi inaccettabili.
L’emergenza sicurezza è data da evasioni sventate e aggressioni brutali subite dal personale in vari istituti, sembra di raccontare un bollettino di guerra:
• Proprio due giorni fa solo il coraggio e la professionalità di una scorta esigua della Polizia Penitenziaria hanno impedito, per puro miracolo, un’evasione di un detenuto da un ospedale cagliaritano che avrebbe segnato un punto di non ritorno.
• A Uta proprio in data odierna, tre Agenti sono stati brutalmente aggrediti, riportando fratture alle braccia e alle costole. Non sono "incidenti di percorso", sono ferite fisiche e morali inflitte a servitori dello Stato abbandonati a se stessi.
• Ad Oristano, anche a causa di una gestione che appare eccessivamente burocratizzata ha esasperato la popolazione detenuta, sfociando in disordini collettivi che hanno portato alla distruzione di un’intera sezione e nei giorni precedenti all’aggressione grave di alcuni Agenti di Polizia Penitenziaria. Il personale è ormai allo stremo perchè è stanco di dover gestire le proteste collettive rischiando la propria incolumità ogni giorno in situazioni surreali in perfetta solitudine!
• A Sassari la situazione igienico-sanitaria è degradante. Detenuti psichiatrici che urinano sui compagni di camera creano un ambiente insalubre e maleodorante, una "bolgia" che calpesta la dignità di chi ci vive e, soprattutto, di chi ci lavora.
Le scelte amministrative dipartimentali a nostro avviso sono state fallimentari ed hanno creato un sovraffollamento "importato"!
Mentre la Polizia Penitenziaria sarda affoga nelle criticità, il DAP continua a inviare infatti massicci contingenti di detenuti dalla Penisola. Il trasferimento improvviso da Regina Coeli, avvenuto in orari serali e senza alcun preavviso ai reparti, è la prova di una totale mancanza di rispetto per l'organizzazione interna. Inoltre, la decisione di avviare i lavori a Badu ’e Carros senza una pianificazione preventiva dello smistamento dei detenuti ha ridotto gli istituti operativi da 10 a 9, aumentando la pressione su una rete già satura. Pare che l'unico obiettivo del Dipartimento sia "svuotare" le altre regioni, usando la Sardegna come una valvola di sfogo, dimenticando che qui, a differenza della Penisola, non si possono spostare rinforzi o detenuti con facilità: c’è di mezzo il mare, uno scoglio che Voi sembrate ignorare.
Signor Presidente, Lei aveva promesso inoltre di risolvere le criticità a Sua portata, a partire dai pagamenti delle missioni arretrate. Ad oggi, la situazione è peggiorata: il personale di Uta attende da oltre un anno il rimborso di spese anticipate di tasca propria. È umiliante.
Ci chiediamo inoltre perché, a differenza di quanto accade altrove, in Sardegna non si intervenga sulla catena di comando!
• A Sassari, l'assenza di un Direttore in pianta stabile è un mistero inspiegabile. L’attuale gestione sembra distinguersi più per una sterile contrapposizione con i dirigenti sindacali, dimenticando che i dirigenti sindacali che chiedono solo il rispetto delle regole, sono anche quei Poliziotti che non scappano davanti le difficoltà lavorative! Riteniamo sia una contrapposizione da parte della Direzione basata su motivazioni che definiremo "surreali" per usare un eufemismo e questa energia che riteniamo sterile sarebbe certamente piu’ apprezzata se fosse destinata a gestire in maniera efficiente nel rispetto delle regole l’Istituto.
• Riteniamo infine che il fenomeno dei nuovi agenti che si dimettono non sia legato esclusivamente alla "mancanza di posti in caserma", come da Lei ipotizzato, ma al fatto che questi giovani Poliziotti vengono catapultati in una baraonda di proteste , disordini e insicurezza che nessuno merita di affrontare.
Riconosciamo comunque l'onestà intellettuale dell'attuale Provveditore, il quale, a differenza di alcuni predecessori, non tenta di edulcorare la realtà per compiacere i vertici. Tuttavia, non può essere lasciato solo a gestire un fallimento di sistema che a nostro avviso ha radici romane.
Lei aveva promesso di tornare in Sardegna all'inizio del 2026 per fare il punto della situazione. Iniziamo a temere che questa visita venga rimandata per non dover guardare negli occhi gli uomini e le donne che hanno visto peggiorare drasticamente quel poco che era rimasto.
La Polizia Penitenziaria sarda non chiede miracoli, chiede rispetto, risorse e una guida capace. Se il Dipartimento non ha la forza o la volontà di inviare Direttori e Comandanti all'altezza delle emergenze, abbia almeno l'onestà intellettuale per dichiarare di non essere stato all’altezza di mantenere le promesse!
In attesa di riscontri urgenti e tangibili, e non delle solite rassicurazioni di rito, distinti saluti.Il segretario generale della Sardegna
